• Serena Berneschi

Glossario di termini musicali e jazzistici

Scrivendo il mio libro in uscita nel 2020 sulla cantante jazz Carmen McRae è sorto in me il desiderio (oltre che la necessità) di scrivere questo piccolo compendio di termini musicali (jazzistici e non), che ho inserito nel mio elaborato e che d'ora in poi utilizzerò con i miei allievi. Nella speranza di essere più chiara ed esaustiva possibile mi sono basata (come indicato in bibliografia) sul percorso di studi fatto in questi 12 anni, sui vari libri da me letti e sul materiale messomi a disposizione dai miei insegnanti durante il triennio in cui ho studiato Canto Jazz al conservatorio di Livorno. In caso ci fossero degli errori e delle imprecisioni sarei felice se qualche collega volesse dare il suo contributo con delle critiche costruttive.


Glossario dei termini musicali e jazzistici

Il seguente glossario si propone di spiegare in maniera quanto più semplice e pratica i termini musicali (jazzistici e non) che compaiono una o più volte nel testo. Obiettivo del seguente epitome è pertanto quello di rendere fruibile il contenuto di questo libro anche ai lettori non musicisti e di fornire loro uno spunto per ulteriori approfondimenti.

  • Armonia tonale: un tipo di armonia organizzata attorno a una tonalità, un punto di riferimento auditivo, che corrisponde alla cosiddetta "tonica". La tonica è la prima nota della scala ed è anche il centro tonale di tutte le armonie che la scala genera. Può essere quindi definita tonale la musica che stabilisce un rapporto di gerarchia tra la tonica e tutti gli altri suoni di una scala.


  • Avoid note (lett. “nota vietata”): si tratta di una nota considerata particolarmente dissonante in relazione a un determinato accordo. Alcuni esempi di avoid note sono la quarta giusta in un accordo maggiore (o l’undicesima in un accordo di dominante) oppure la settima maggiore in un accordo di dominante.


  • Bag of tricks (lett. “valigia di scherzi, numeri, magie”): con questo termine ci si riferisce al repertorio di pattern, lick, frasi o aspetti musicali caratteristici di un musicista generalmente nell'ambito dell jazz o blues.

  • Ballad: brano lento e solitamente molto melodico nel quale il tema viene in genere esposto con ottavi dritti (even 8ths), ovvero non enfatizzandone la pronuncia swing.


  • Bending: è un effetto espressivo che consiste in un portamento, uno slittamento della linea melodica fra due altezze differenti, realizzato tramite l’utilizzo di un glissato.


  • Break: caratteristico del jazz dei primordi, è una sezione del brano (in genere lunga due, quattro o al massimo otto misure) in cui il solista diviene il protagonista assoluto, in quanto viene lasciato libero di suonare da solo, mentre il resto della band tace o sottolinea solo determinati accenti.


  • Bridge (anche definito Inside o Channel): è ciò che in italiano si definisce inciso. Il bridge corrisponde alla sezione B della tradizionale forma canzone AABA, ed è in genere costituito da una progressione di accordi modulanti e/o da materiale armonico-melodico nuovo rispetto alla sezione A.


  • Cadenza d’inganno: è una progressione musicale nella quale la sensazione di una imminente risoluzione viene improvvisamente disattesa (ad esempio, un accordo V7 crea un’aspettativa di risoluzione verso il I grado). La progressione più nota della cadenza d’inganno è quella V-VI, ovvero la progressione nella quale il quinto grado risolve sul sesto grado, invece che sul primo.


  • Changes: la struttura armonica, ovvero gli accordi che costituiscono un brano.


  • Chord tone: nota appartenente a un determinato accordo. In una quatriade, i chords tones sono costituiti dalla tonica, la terza, la quinta e la settima (che può essere occasionalmente sostituita dalla sesta, come ad esempio nell’accordo di tonica). Per fare un esempio più pratico: nell’accordo Cmaj7 (ovvero Do settima maggiore), i chords tones saranno: la tonica (ovvero il do), la terza (il mi), la quinta (il sol) e la settima maggiore (il si).


  • Chorus: è la forma, la struttura di un brano, dalla quale i musicisti ricavano una griglia di accordi sulla quale improvvisare. Gli accordi del chorus vengono infatti in genere suonati sia quando i musicisti espongono il tema di uno standard jazz sia quando essi eseguono l’assolo.


  • Combo: piccola formazione jazzistica, in genere composta da un massimo di cinque-sei strumenti musicali, spesso tromba, sax, basso, pianoforte e batteria. Nel jazz si parla spesso di combo in opposizione a ensemble più ampi, come una big band, generalmente composta da almeno dodici strumenti.


  • Contrappunto: compresenza di linee melodiche indipendenti che si combinino secondo specifiche regole, in genere tramandate dalla tradizione musicale occidentale. Il contrappunto può anche essere definito l’arte di saper combinare due o più voci contemporaneamente.


  • Cromatico: che procede per semitoni. Una scala cromatica è una scala musicale composta dai dodici semitoni del sistema temperato. In tale scala, il semitono (o cromatismo) è l'intervallo minimo tra due note.


  • Diatonico: termine riferito a una scala musicale in cui le note si susseguono secondo una precisa successione di sette intervalli, cinque toni naturali e due semitoni. Sono detti suoni diatonici i sette gradi di una scala; i suoni estranei alla scala diatonica sono definiti cromatici.


  • Estensione: la nona, l’undicesima e la tredicesima dell’accordo. Tali estensioni possono essere “naturali” (e quindi indicate con i numeri 9, 11, 13) oppure alterate (indicate quindi con la nomenclatura b9, #9, b5, #5 o b13), in base al tipo di quatriade. Le estensioni sono generalmente molto utilizzate nella musica jazz, tanto da costituire per l’ascoltatore medio il vero e proprio “marchio di fabbrica” sonoro di tale stile.


  • Forma canzone: si tratta di un brano in genere costituito da 32 battute, organizzate in sezioni di 8 battute ciascuna, ognuna delle quali è indicata con una differente lettera dell’alfabeto. Alcuni esempi di forma canzone sono le forme AABA e ABAC. I brani in forma canzone si basano in genere sull’armonia tonale e sono spesso mutuati dai musical statunitensi degli anni Venti, Trenta e Quaranta.


  • Great American Songbook: con questo termine ci si riferisce alle più importanti e influenti canzoni popolari americane, principalmente composte nella prima parte del XX secolo, e in particolare nel periodo 1920-1950, in quella che viene definita la “Golden Age of Songwriting”. La linfa vitale del “GAS” (come viene spesso abbreviato negli USA) è ovviamente costituita anche da tutti i compositori e gli interpreti che hanno contribuito a creare e rendere celebri tali composizioni (a cui spesso ci si riferisce con il termine “American Standards”) nel mondo. Sono entrati a far parte del “GAS” brani appartenenti al musical di Broadway e ai film musicali di Hollywood, oltre che brani legati al panorama musicale della Tin Pan Alley, l’industria musicale newyorkese, che – specializzata nella scrittura di canzoni e nella stampa di spartiti – dominò il mercato della musica popolare nordamericana tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Dato che l'appartenenza al “GAS” non è ufficiale, sono spesso sorte disquisizioni su chi debba farne parte o meno. Per fare un esempio: se in pochi oserebbero escludere Irving Berlin, George Gershwin o Cole Porter da questa prestigiosa schiera di musicisti, probabilmente intere coalizioni di puristi preferirebbero non menzionare in questa ristretta cerchia cantanti moderni e stilisticamente vicini alle istanze del pop (quali Michael Bublè o Diana Krall), oppure compositori più “tardi”, affermatisi a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta (quali Henry Mancini e Burt Bacharach). Secondo una prospettiva più ampia, si può dire facciano parte del “Grande Canzoniere Americano” tutti quei compositori, parolieri e musicisti che abbiano contribuito ad arricchire e celebrare la grande eredità musicale americana. A oggi, il "GAS" rappresenta ancora per molti un ineguagliato modello di sofisticatezza musicale, motivo per cui innumerevoli artisti (jazz e non solo) continuano ad attingere a esso per quanto riguarda il repertorio.


  • Groove: in senso letterale è il “solco” lasciato sul disco; nel tempo il termine si è tuttavia evoluto fino a indicare con accezione positiva la struttura ritmica alla base di un brano. Definendo un brano o una sezione musicale groovy si vuol quindi dire che questo non è solo ben suonato, ma è anche particolarmente coinvolgente ed espressivo, dal punto di vista ritmico in particolare.


  • Interplay (lett. “interazione”): come suggerisce la traduzione, nell’accezione jazzistica il termine si riferisce al reciproco ascolto fra membri della band, all’interscambio e all’interazione fra di essi, alla concezione secondo la quale ogni esecutore influenza l’altro, a prescindere dal ruolo che svolge all’interno del gruppo.


  • Jam session: è una sorta di riunione informale fra musicisti jazz, che si ritrovano per suonare insieme. In queste occasioni gli standard jazz più celebri costituiscono un terreno d’incontro comune per i musicisti, anche se questi provengono da background culturali molto diversi fra loro.


  • Jazz hot: nel jazz dei primordi il termine hot era in voga e veniva utilizzato per esprimere apprezzamento nei confronti di un jazz particolarmente coinvolgente ed espressivo. Il termine veniva utilizzato in contrapposizione con lo sweet jazz o straight jazz, uno stile più lirico, raffinato ed edulcorato, spesso pensato appositamente per un pubblico bianco. A differenza del jazz hot, tale stile era maggiormente vicino alle istanze della musica pop, di conseguenza in esso le componenti del ritmo sincopato e dell’improvvisazione erano più limitate.


  • Jazz standard: si definisce standard jazz una composizione appartenente al repertorio jazzistico, che sia ampiamente conosciuta, eseguita e registrata dai musicisti jazz. Il musical di Broadway e la popular music americana degli anni Venti, Trenta e Quaranta contribuirono a creare la maggior parte degli standard jazz che oggi ricordiamo: fra i compositori più famosi si ricordano George Gershwin, Cole Porter, Richard Rodgers, Jerome Kern, Jule Styne, Jimmy Van Heusen, Hoagy Carmichael, Harry Warren, Jimmy McHugh, Harold Arlen, Vernon Duke, Irving Berlin e molti altri. Dal secondo dopoguerra in poi, anche varie composizioni originali di musicisti jazz (fra questi – solo per citarne alcuni – Duke Ellington, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Tadd Dameron, Miles Davis, Erroll Garner, Thelonious Monk, Sonny Rollins) hanno avuto una grande diffusione, entrando così a far parte del comune repertorio jazzistico. Gli spartiti degli standard jazz più noti sono reperibili nei real book.


  • Lay back (lett. “stare indietro”): con questo termine si intende un modo di suonare rilassato e leggermente in ritardo rispetto alla pulsazione ritmica.


  • Lick: breve frase musicale caratteristica. Generalmente si tratta di frasi improvvisate o semi-improvvisate, entrate a far parte del comune linguaggio jazzistico, che contraddistinguono uno specifico musicista.


  • Madrigalismo: in senso più ampio, si parla di madrigalismo quando la musica è strettamente aderente al testo poetico, non solo dal punto di vista prettamente musicale, ma anche dal punto di vista grafico. Per dirlo con altre parole, si definisce madrigalismo un procedimento tecnico grazie al quale la musica dà veste sonora a un’immagine, un concetto, un’idea suggerita dal testo poetico, arrivando a rappresentarla sulla partitura musicale, in modo da creare così una vera e propria “pittura sonora”. Dal punto di vista etimologico, il termine madrigalismo sorge conseguentemente alla nascita del madrigale, forma musicale sviluppatasi nel XIV secolo e fiorita in particolare nel periodo a cavallo fra Rinascimento e Barocco. Inizialmente eseguito da due o tre voci, con il tempo il madrigale si sviluppò sempre più sia nella forma che nell'organico vocale, cui talvolta si associava l'accompagnamento del liuto. Visto lo strettissimo rapporto che nel madrigale vige tra musica e poesia, obiettivo primario dei compositori madrigalisti – fra questi vi furono Orlando di Lasso, Luca Marenzio, Carlo Gesualdo e Claudio Monteverdi, solo per menzionare i più noti – era quello di rappresentare il contenuto del testo poetico tramite l’ausilio dei più svariati mezzi musicali.


  • Melisma: abbellimento melodico specificatamente canoro, che consiste nel caricare su una sola sillaba del testo un gruppo di note di passaggio.


  • Pattern: come per il lick, si tratta di una breve frase musicale caratteristica.


  • Ostinato: si tratta di una breve figura musicale (può essere un motivo, un pattern d’accompagnamento…) che viene ripetuta a oltranza, senza che ne venga modificata l’altezza tonale o il ritmo. Sovente si ricorre all’ostinato nella parte grave di un brano o di un’armonia, motivo per cui si utilizza frequentemente l’espressione “basso ostinato”.


  • Overdubbing (lett. “sovraincisione”): è una tecnica utilizzata negli studi di registrazione, che consiste nel registrare e sovrapporre nuove tracce sopra una traccia precedentemente registrata.


  • Real books: i real books sono libri musicali contenenti gli spartiti dei più famosi standard jazz. In queste raccolte non sono presenti partiture complesse, ma lead sheets, ovvero spartiti semplificati nei quali sono scritti solo gli accordi e la melodia originale del brano. Essi sono quindi manuali imprescindibili per ogni musicista jazz, poiché costituiscono non solo una guida per la conoscenza del repertorio, ma anche un punto di partenza per lo studio dell’improvvisazione.


  • Rubato: è un modo di suonare libero dal punto di vista ritmico e metronomico, nel quale l’interplay riveste un ruolo spesso fondamentale (specialmente se a suonare sono due o più elementi).


  • Scat: è una forma di canto, quasi sempre improvvisato, appartenente alla cultura musicale del jazz. Nato negli anni Venti come imitazione di strumenti musicali quali tromba, trombone e sassofono, non prevede l’uso di parole di senso compiuto, ma si basa bensì su fonemi privi di significato. Il brano Heebies Jeebies inciso nel 1926 da Louis Armstrong e dai suoi Hot Five rappresenta il primo celebre esempio di scat singing documentato su disco. Esiste una leggenda metropolitana secondo la quale ad Armstrong cadde il foglio con il testo della canzone proprio mentre la stava registrando in studio: per sopperire a tale imprevisto si dice che Armstrong abbia estrosamente iniziato a cantare sillabe prive di senso, inventando di fatto la tecnica scat. L'episodio, sebbene molto noto, è probabilmente apocrifo ed è stato in seguito smentito, ma rimane innegabile che Armstrong sia stato uno dei principali fautori di tale virtuosismo canoro. Naturalmente le radici del canto scat affondano nelle remote origini della musica afromericana, motivo per cui è possibile reperire esempi di scat anche precedenti a Heebies Jeebies: si ricorda ad esempio My Papa Doesn’t Two Time No Time del 1924, dell’orchestra di Fletcher Henderson, nel quale la voce di Don Redman intesse uno scat piuttosto elementare. Dopo le prime prove degli anni Venti, il linguaggio dell’improvvisazione scat ha guadagnato popolarità ed è andato evolvendosi, allontanandosi con il tempo dalla mera imitazione di strumenti musicali e diventando prerrogativa di molti cantanti jazz, tanto da portare alla nascita di una vera e propria didattica dell’improvvisazione vocale scat.


  • Sideman: musicista con un ruolo secondario e/o di accompagnamento all’interno di una band, in opposizione alla figura del leader.

  • Sincope: nella teoria musicale, è detto sincope uno spostamento dell'accento ritmico da un tempo forte o a un tempo debole della battuta musicale.


  • Solos: sezione di un brano dedicata all’improvvisazione. L’assolo improvvisato è sovente la colonna portante, la linfa vitale della musica jazz.


  • Sostituzione di tritono (vedi Tritono): si tratta di una delle sostituzioni armoniche più usuali nel jazz, che consiste nel sostituire un accordo di dominante con il medesimo tipo di accordo collocato a un tritono di distanza: ad esempio, se nella progressione Dm7- G7- C6 decidessimo di sostituire di tritono il G7 otterremmo la progressione Dm7- Db7- C6.


  • Stride piano: Si tratta di uno stile pianistico che si sviluppò a Harlem fra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, come elaborazione dell’idioma ragtime sviluppatosi verso la fine dell’Ottocento. Questo modo di suonare si caratterizza per i salti repentini della mano sinistra, che suona la tonica dell’accordo (in genere con un‘ottava o una decima) sul primo e terzo movimento della battuta, mentre la mano destra (che in genere suona l’accordo completo) esegue figure ritmiche sincopate. Personaggi determinanti dello stride piano furono i pianisti Fats Waller, Willie “The Lion” Smith e James P. Johnson, ma anche Art Tatum, che oggi senza dubbio si staglia come il maggior virtuoso della tradizione pianistica stride.


  • Straight eights/even eights (anche scritto even 8ths, lett. “ottavi regolari”): questa espressione viene utilizzata dai jazzisti per indicare che le crome presenti in un brano vanno eseguite così come sono scritte, ovvero senza enfatizzarne la pronuncia swing.


  • Swinging eighs (lett. “ottavi con swing”): questa espressione viene utilizzata dai jazzisti per indicare che le crome di un brano vanno eseguite con pronuncia swing.


  • Target note (lett. “nota bersaglio”): nota di particolare importanza all’interno di una melodia o di un’improvvisazione. Viene generalmente suonata sui movimenti forti della battuta e nell’improvvisazione è spesso costituita da una nota appartenente alla melodia del brano sul quale si sta improvvisando.


  • Tema: in lingua inglese definito “head”, con il termine “tema” nel jazz si intende la melodia e per estensione la relativa struttura armonica di un brano. Il tema viene in genere esposto all’inizio e alla fine della canzone, e la sua struttura armonica viene generalmente utilizzata anche come base per l’improvvisazione. I temi jazz più celebri sono raccolti nei real books.


  • Trading fours/trading eights: è lo “scambio”, l’alternanza di quattro o otto misure di improvvisazione tra due o più musicisti. Viene generalmente eseguito dopo la sezione dedicata all’improvvisazione, prima della ripresa del tema finale.


  • Tritono: come suggerisce la parola stessa, è un intervallo costituito da tre toni – una quarta aumentata o una quinta diminuita, a seconda della scrittura musicale. Tutti gli accordi di dominante contengono un tritono (fra la terza maggiore e la settima minore dell’accordo stesso), e a esso si deve la funzione tensiva dell’accordo di dominante all’interno di una cadenza.


  • Torch song: è una canzone d’amore il cui testo parla di un amore finito o non corrisposto. Il termine deriva dal modo di dire inglese “to carry a torch for someone”, che significa letteralmente "reggere il moccolo a qualcuno" oppure "alimentare la fiamma di un amore non corrisposto”.


  • Turnaround (lett. “girare intorno”): si tratta di un breve ciclo di accordi (un esempio comune è la progressione IIIm-VI7-IIm-V7) spesso utilizzato alla fine di una frase o di un chorus, per preparare la ripetizione della frase stessa o dell’intera forma musicale, o per cominciarne una nuova. Viene inoltre utilizzato nei finali o nelle introduzioni, come base per l’improvvisazione.


  • Uptempo: indica un brano eseguito con tempo veloce.


  • Vamp: spesso utilizzato nelle introduzioni o nei finali dei brani, si tratta di una semplice figura ritmico-melodica, sovente costituita da un basso obbligato e basata su uno o due accordi. Il vamp viene in genere ripetuto ad libitum, permettendo così al solista di improvvisare a suo piacimento.


  • Verse: breve sezione musicale che – talvolta presente negli standard jazz – introduce il corpo della canzone (chorus). Il verse è spesso presente negli standard jazz provenienti dai musical di Broadway: in questo caso ha funzione affine a quella del recitativo dell’opera, e funge da “ponte” fra la vicenda teatrale e la canzone stessa. Molti artisti hanno mantenuto nelle loro versioni di noti standard jazz il verse della versione teatrale; esso è spesso accompagnato dal pianoforte ed eseguito in rubato. Un illustre esempio di verse è costituito dall’introduzione del celebre brano But Not For Me, composto da George Gershwin e Ira Gershwin nel 1930 per il musical Girl Crazy, che consacrò Ginger Rogers (e di cui vennero in seguito realizzate varie trasposizioni cinematografiche, una delle quali con Judy Garland). Nella tradizione jazzistica sono rintracciabili anche magistrali esempi di verse non concepiti per il teatro musicale: fra di essi si citano due pietre miliari del “GAS”, come Lush Life di Billy Strayhorn e Stardust di Hoagy Carmichae


  • Voicing: con questo termine si intende la disposizione verticale e l’ordine con cui le note compongono un accordo normalmente per pianoforte o chitarra.


  • Walking bass: fluido stile di accompagnamento al contrabbasso tipicamente eseguito su brani swing in 4/4; in esso vengono accentati tutti e quattro i tempi della battuta alternando note di altezza diversa.

Breve Bibliografia del Glossario

Ted Gioia, Storia del Jazz, con edizione italiana e traduzione dall’inglese a cura di Francesco Martinelli, EDT, 2013.

• Jim Grantham, JazzMaster Cookbook, Teoria e improvvisazione jazz, Volontè & Co, 2010.

Mark Levine, The Jazz Theory Book, Curci, 2009.

Massimo Mila, Breve storia della musica, Giulio Enaudi editore, 1963.

Judy Niemack, Hear It and Sing It! - Exploring Modal Jazz, Second Floor Music, 1 giugno 2004.

Arrigo Polillo, Jazz, Mondadori, 1975.

Arrigo Polillo, Stasera Jazz, Polillo Editore, 2007.

John F. Szwed, Jazz! Una guida completa per conoscere e amare la musica jazz, EDT/Siena Jazz, 2009.

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