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  • Immagine del redattoreSerena Berneschi

Ear Training per Cantanti jazz e pop (con esempi ed esercizi)

Aggiornamento: 3 giu

"Tutti dovrebbero studiare musica: ingentilisce l'animo. Non si tratta di saper solfeggiare o strimpellare uno strumento, ma di soffermarsi nella bellezza, saperla abitare e ascoltare, riuscire ad orientarsi nella foresta dei suoni e saperci camminare dentro..." (Riccardo Muti)

Questo articolo nasce da un lavoro fatt con una bravissima cantante jazz che ho avuto la fortuna di avere come allieva: sto parlando di Michela Kramer Rodoni, che ringrazio pubblicamente perché oltre a realizzare le grafiche per questo articolo mi ha aiutato molto nell'organizzazione dei contenuti. Ovviamente questo articolo non vuole sostituirsi agli ottimi manuali di armonia ed ear training in commercio, ma fornire una traccia assolutamente personale e il più possibile pratica nello studio della materia.


Ci tengo inoltre a dire che essendo questo articolo dedicato al ear training, per motivi di tempo dovrò necessariamente dare alcune cose "per scontate" (soprattutto per quanto riguarda la teoria musicale di base e l'armonia). Perciò se siete all'inizio del vostro percorso vi consiglio di affiancare la lettura dell'articolo a un paio di libri di armonia e ad uno di Sight Reading.


ARMONIA & TEORIA:





ARMONIA JAZZ:



SIGHT READING:



Se siete appassionati di jazz, genere sul quale è incentrato gran parte di questo articolo vi consiglio inoltre la lettura del mio libro "La Pittrice di Suoni - Vita e Musica di Carmen McRae".




Vi consiglio inoltre la lettura del mio articolo "Glossario di termini musicali e jazzistici", sempre reperibile qui sul mio sito nella sezione blog:


Se siete interessati al mio lavoro, vi invito inoltre a seguire la mia pagina Instagram.



Sto ancora imparando" - Michelangelo Buonarroti, all'età di 87 anni.

Come ho detto, ho avuto la fortuna di essere l'insegnante di Michela durante la sua permanenza in Toscana (trattenendosi Michela per poche settimane, in quel periodo ci siamo viste per fare lezione due volte alla settimana, avendo così l'opportunità di affrontare insieme una vasta gamma di argomenti). Essendo Michela un'amante del repertorio jazzistico - genere che come tutti sappiamo si basa in gran parte sull'improvvisazione - ho ritenuto fondamentale lavorare al fine di sviluppare in lei una maggiore consapevolezza musicale: per questo motivo io e Michela abbiamo lavorato per circa un mese sull' EAR TRAINING (lett. "allenamento dell'orecchio"), imparando a intonare e riconoscere i vari intervalli. Parallelamente a ciò, ovviamente le nostre lezioni hanno continuato a vertere anche su altri argomenti, quali: tecnica vocale, repertorio, studio di celebri assoli jazzistici, improvvisazione ecc. Insieme abbiamo notato che - grazie allo studio dell' ear training - anche tutti gli altri argomenti affrontati a lezione venivano naturalmente influenzati positivamente dalla maggiore consapevolezza musicale sviluppata. Non che Michela non ne avesse prima, anzi; ma essendo la voce uno strumento in cui le componenti istintive e corporee la fanno da padrone, era forse necessario collegare la conoscenza più prettamente cognitiva e teorica degli intervalli e delle note ad una dimensione più emotiva e corporea. Soprattutto, era necessario collegare gli intervalli melodici all'armonia (mi spiegherò meglio nel corso dell'articolo).


"Un cattivo insegnante dimentica di essere stato uno studente.
Un bravo insegnante ricorda di essere stato un studente.
Un ottimo insegnante sa di essere ancora uno studente."

Il lavoro fatto con Michela è stato a mio parere estremamente utile e formativo per entrambe; nel corso di questa "full immersion" ho cercato di pormi in primis come studentessa curiosa piuttosto che come insegnante "tuttologa". D'altronde, credo che il porsi continue domande (e il cercare delle risposte che sfruttino il più possibile il pensiero laterale) sia la chiave per qualsiasi tipo di didattica. Credo anche che il miglior musicista (e insegnante) sia colui che si mette continuamente in gioco, continuando a porsi da un eterno studente, a prescindere dall'età, dal talento e da quanti riconoscimenti abbia ricevuto.


Ciò nonostante, questo lavoro intensivo sugli intervalli ha tuttavia confermato alcune idee che mi ero fatta nel corso degli anni e ne ha create di nuove.

La volontà mia e di Michela di fissare le nostre "scoperte" e considerazioni in un modo facilmente accessibile e consultabile anche in futuro ha portato alla decisione di scrivere questo articolo, nella seconda parte del quale abbiamo riportato un gran numero di canzoni ed esempi pratici utili a memorizzare i suoni dei vari intervalli: si tratta di una lista personale e ovviamente incentrata sul genere che prediligiamo cantare (il jazz), ma che ognuno può usare come punto di partenza per creare una propria lista di intervalli / esempi musicali.


"...E il docente non dovrà soltanto insegnare queste cose, ma dovrà anche interrogare di frequente gli alunni ed esercitare la loro capacità di giudizio. Così gli allievi non saranno negligenti e quanto verrà detto non sfuggirà alle loro orecchie; nello stesso tempo li condurremo al punto di scoprire e comprendere da soli, che è poi ciò che si richiede: insegnando infatti cos'altro facciamo se non evitar loro di dover sempre imparare? (Quintiliano)

Ora, si sa che il cantante ha da sempre più familiarità con la melodia che con l'armonia: tuttavia dovremmo ricordare che una qualsiasi melodia sottintende sempre un movimento armonico, anche quando la si canta a cappella. Non a caso, prima di iniziare a cantare una canzone accompagnati da uno strumento musicale (oppure anche da una base) è sempre necessario fare riferimento ad un accordo o a una progressione armonica per "intonarci" con la tonalità del brano (questo tranne ovviamente nei casi di orecchio assoluto). Non a caso quasi tutti i pezzi vocali prevedono un'introduzione: può trattarsi di un vamp, di un turnaround o di un semplice accordo ma è comunque presente. Ecco perché secondo me nello studio dell' ear training non si può prescindere dall'armonia.


Tuttavia spesso nello studio della materia si fanno cantare agli allievi i vari intervalli completamente svincolati da ogni contesto armonico: per esperienza ritengo che questo approccio sia poco utile, o perlomeno che sia un modus operandi che è possibile adottare solo quando si è già piuttosto esperti in materia. So che ci sono molti autorevoli insegnanti che usano il metodo dell'intonazione degli intervalli "nudi e crudi", ovvero senza riferimento armonico; non voglio criticare il loro metodo, ma semplicemente raccontare la mia esperienza, per altro ancora in evoluzione. Credo comunque che il metodo adottato da me e Michela sia molto utile ed efficace a prescindere dalle esperienze pregresse in materia e dagli altri metodi di studio utilizzati.


Il metodo da noi utilizzato considera l'intervallo sempre in relazione all'accordo e all'armonia sottostante. Per esempio: consideriamo lo stesso intervallo (per esempio quello di nona, oppure quello di sesta) e suoniamolo al pianoforte prima con "uno sfondo" di accordo maggiore e poi con uno di accordo minore: noteremo che lo stesso intervallo cambia completamente atmosfera e colore a secondo dell'accordo in cui è inserito. Nel corso delle nostre lezioni, Michela e io abbiamo quindi riflettuto sulla poca utilità dell' ear training esclusivamente melodico rispetto a quello armonico - melodico: abbiamo inoltre notato che il metodo di studio "armonico" da noi adottato permette non solo di capire meglio "dove ci troviamo" all'interno dell'armonia del brano, ma anche di iniziare i brani (anche quelli che magari conosciamo meno) con più sicurezza. Studiate per un po' con questo sistema e potrete essere sicuri/e di non sbagliare mai più un attacco: non importa quanto sarà complicata l'introduzione del vostro pianista o quanto frastuono ci sarà nel locale dove magari state cantando; senza dubbio con questo sistema inizierete sempre a cantare nella giusta tonalità, e questa sicurezza vi renderà anche più convincenti a livello interpretativo.


Personalmente ho ritenuto importante anche utilizzare la tecnica della sinestesia, associando il più possibile gli intervalli ad una sensazione, ad un colore o a una esperienza emotiva. Per esempio, per me l'intervallo di quarta aumentata (4#) che caratterizza il modo lidio è giallo e aspro come un limone, mentre la tonalità di Sol è di colore azzurro cielo; mi basta invece sentire l'intervallo di seconda bemolle (b2) per volare con la fantasia fino in Spagna ed immaginare le gonne a balze tipiche del flamenco. La scala minore armonica mi fa invece immaginare i colori caldi e i profumi speziati di un mercato arabo, mentre il modo dorico - anche se non so perché - mi materializza immediatamente all'interno di un monastero Medioevale. So per esperienza che per alcuni l'apprendimento sinestetico e per immagini è poco efficace, ma consiglio comunque di associare gli intervalli a delle sensazioni personali e soggettive.


Ovviamente tutti noi - perlomeno noi europei ed occidentali - concordiamo su alcune sensazioni fondamentali, ad esempio: la tonica dell'accordo dà all'orecchio una sensazione di "casa" e di riposo, l'intervallo di nona è generalmente percepito come tensivo (anche se si tratta di una tensione generalmente più piacevole all'orecchio rispetto ad altre), l'armonizzazione per terze è quella più intuitiva e semplice, quella quarta ricorda vagamente la musica cinese, l'armonizzazione per quinte la musica dell'Antica Roma ecc. Questo succede poiché abbiamo più o meno lo stesso background culturale: se chiedessimo ad un bambino indiano se l'intervallo di nona gli pare dissonante oppure no, probabilmente ci darebbe una risposta completamente diversa da quella da noi attesa.


Nello studio della materia consiglio quindi agli insegnanti di tenere sempre conto della provenienza geografica e del background culturale dell'allievo: oltre a questo ritengo però che sia importante anche incoraggiare gli allievi a collegare gli intervalli a delle immagini / sensazioni personali e soggettive (poiché queste lo aiuteranno a riconoscere tale intervallo in altri contesti), nonché ai loro gusti e ascolti musicali.

Infatti, anche l'ascolto di un determinato tipo di musica influenza moltissimo la percezione di un determinato intervallo. Vi faccio un esempio semplicissimo: se chiedete a un non musicista che sensazione dà al suo orecchio l'intervallo di settima maggiore, egli probabilmente vi dirà che tale intervallo gli pare tensivo e dissonante, e sentirà la necessità di far "risolvere" quell'intervallo da qualche parte. In altre parole, il suo orecchio sentirà la necessità che la sensibile risolva sulla tonica. Se interrogate invece un musicista di jazz (che per definizione utilizza nei suoi voicings settime e none a bizzeffe) egli probabilmente vi dirà che per lui quell'intervallo non è così dissonante e neanche così instabile: con tutta probabilità egli non sentirà quindi l'urgenza di far risolvere la sensibile sulla tonica, anzi magari utilizzerà volentieri tale sonorità nelle sue improvvisazioni.

“Vi è qualcosa di profondamente strano nelle lezioni di musica, ed è che si insegna solamente a suonare e a cantare e non ad ascoltare e a comprendere. A mio giudizio è sull’audizione che deve poggiare interamente l’educazione musicale. Il maestro pensi a procurare ai suoi allievi, oltre a un godimento per l’orecchio, un’occasione di formarsi il gusto e di sviluppare le facoltà analitiche. Il primo limite è il suo diffuso settorialismo: metodologia a compartimenti stagni e spazio nullo o irrisorio lasciato alla creatività o all’iniziativa dell’allievo. Lo spazio alla creatività personale diventa un corroborante per la costruzione dell’autonomia dell’allievo stesso. Solo se si educa il senso critico è possibile costruire e consolidare l’autonomia personale.” (Emile Dalcroze)

Ora, appare quindi chiaro che se si vuole veramente memorizzare il "sapore" di un intervallo o di un suono bisognerà necessariamente collegarlo a un accordo e di conseguenza ad una tonalità ed una scala, altrimenti il rischio sarà quello di creare dei misunderstanding e di non sapere richiamare alla mente un determinato intervallo quando necessario. Un esempio su tutti: si consiglia spesso di memorizzare l'incipit di "The Days of Wine and Roses" (vedi spartito sotto) come esempio di intervallo di sesta maggiore. Certo, l'intervallo fra DO e LA è effettivamente una sesta maggiore, ma il LA (che nel testo corrisponde alla parola "days") corrisponde in realtà alla terza maggiore dell'accordo Fmaj7, non alla sesta. Immaginate quindi da soli che tipo di confusione si viene a creare quando si sovrappongono questi due tipi di approcci, quello melodico e quello armonico.



 
"There's no love song finer, but how strange the change From major to minor Ev'ry time we say goodbye..."
(Cole Porter)

Nello studio dell' Ear Training sarà quindi opportuno effettuare una prima differenziazione, quella fra accordo maggiore e accordo minore. Basta infatti la differenza di semitono fra la terza maggiore (intervallo contenuto nell'accordo maggiore) e la terza minore (contenuta nell'accordo minore) perché un determinato intervallo (ad esempio, quella di sesta) cambi completamente atmosfera e colore.


Per praticità consiglio di cominciare lo studio dall'accordo maggiore, che è quello con cui noi occidentali abbiamo maggiore familiarità: andremo quindi a suonare al pianoforte un accordo maggiore e solo dopo a intonare l'intervallo prescelto. Per quanto mi riguarda, nella fase iniziale dello studio suono prima l'accordo semplice (ovvero la triade in posizione fondamentale oppure in primo o secondo rivolto), dopo di che comincio a inserire nell'accordo le settime ed estensioni (9,11,13) chiedendo all'allievo di intonare il medesimo intervallo. Talvolta cambio anche la qualità dell'accordo stesso, chiedendo all'allievo di continuare a cantare il medesimo intervallo (ad esempio, la nona di Sol, ovvero La) suonando prima un Gmaj7, poi un G7 ed infine un Gm7.


Come molti sanno, per memorizzare i vari intervalli è utile associarli a dei brani musicali: questo permette di richiamare alla mente l'intervallo in questione più velocemente e rende l'apprendimento più divertente e interattivo. Inizialmente l'insegnante può proporre alcuni esempi musicali, in seguito potrà essere l'allievo stesso a proporre i propri: infatti, come la pedagogia da sempre ci insegna, l'elemento emozionale è fondamentale per l'apprendimento, tanto che quando facciamo qualcosa che ci piace e che ci emoziona apprendiamo più velocemente. Nella seconda parte di questo articolo troverete moltissimi esempi musicali (almeno uno o due per ogni intervallo musicale), tuttavia vi incoraggio a trovare sempre gli esempi che più vi piacciono e che credete essere più efficaci.

“Le nostre passioni possiedono una loro propria saggezza: guidano il nostro pensiero e la scelta dei nostri valori, e garantiscono la nostra sopravvivenza.” (Daniel Goleman)

Sia che siate allievi che insegnanti, se volete lavorare sull' ear training il procedimento che vi consiglio è quindi il seguente: suonate un accordo maggiore o minore, poi cantate (o chiedete al vostro allievo di cantare) un determinato intervallo (una nona, ad esempio) pensando all'incipit di una determinata canzone (in questo caso, potrebbe essere "Senza Fine" di Gino Paoli). A questo punto potete cambiare tonalità salendo o scendendo di semitono, oppure - meglio ancora - suonare accordi random, non legati ad alcuna relazione armonica. Quando voi o il vostro allievo sarete abbastanza sicuri, potrete sostituire alle parole della canzone ("senza fine, tu sei un attimo...") il nome della nota oppure, - meglio ancora, un numero (preferibilmente in inglese) corrispondente al grado della scala: la nona in questo caso, corrisponde al numero 2 (two). La tonica corrisponderà invece al numero 1 (one), la terza al numero 3 (three), la quarta al 4 (four), la quinta al 5 (five) e così via, fino all'ottava (che potete chiamare eight).


ESEMPIO In Do maggiore (C):

1 = Do (C) 2= Re (D) 3 = Mi (E) 4= Fa (F) 5 = Sol (G) 6= La (A) 7= Si (B) 8 = Do (C)


ESEMPIO In Fa Maggiore (F):

1 = Fa (F) 2= Sol (G) 3 = La (A) 4= Sib (Bb) 5 = Do (C) 6= Re (D) 7= Mi (E) 8 = Fa (F)


All'inizio cantare i numeri al posto dei nomi delle note può essere a mio parere preferibile perché ci permette di poter adattare l'esercizio a varie tonalità: diversamente dovremmo adottare un principio chiamato Do Mobile (che però potrebbe poi limitarci nella capacità di visualizzazione degli intervalli), oppure dovremmo cantare i nomi di tutte le note anche quando cambiamo accordo e quindi tonalità (e questo può essere difficile, soprattutto se si è all'inizio del nostro percorso di studio e non si è anche musicisti). Anche se in una fase avanzata dello studio potrebbe essere utile chiamare ogni nota per nome, credo che per i cantanti utilizzare i numeri sia particolarmente efficace poiché ciò permette di soffermarsi esclusivamente sul colore di un determinato intervallo.


A questo proposito vi consiglio una app di Ear Training a mio parere fantastica, che non scinde mai gli intervalli dall'armonia, e che permette di scegliere fra varie funzionalità e modalità di studio (fra queste, per esempio, vi è la possibilità di scegliere se indicare i numeri relativi ai gradi della scala oppure il nome della nota). Potete decidere ad esempio se esercitarvi con accordi random (quindi senza alcuna relazione armonica fra loro), se esercitavi nella stessa tonalità oppure no, se utilizzare tutta l'estensione della tastiera oppure esercitarvi solo su una singola ottava, ecc.


L'app in questione opera innanzi tutto una prima differenziazione fra accordo maggiore e minore; dopo di che si divide quattro sezioni principali: nella prima sezione l'app suona solo gli intervalli relativi all'accordo maggiore e quindi alla scala maggiore (per intendersi, con i numeri: 1,2,3,4,5,6,7,8); nella seconda gli intervalli relativi alla scala maggiore ed i relativi cromatismi (1, 2b, 2, 3b, 3, 4, 5, 6b, 6, 7b, 7, 8); nella terza suona solo gli intervalli relativi alla scala minore (1,2, b3, 4,5, 6b,7b,8); nella quarta gli intervalli relativi alla scala minore ed i relativi cromatismi (1, 2b, 2, b3, 3, 4, 5, 6b, 6, 7b, 7, 8).


L'app in questione si chiama FUNCTIONAL EAR TRAINING ed è disponibile sia per Apple sia per Android.




L'app è completamente gratuita ma con pochi euro è possibile acquistare a pagamento una ulteriore sezione che permette di praticare il dettato melodico. Quando vi sentirete abbastanza sicuri sull' ear training di base (quello gratuito nell'app) vi consiglio vivamente di acquistare anche quest'ultima sezione: l'app propone infatti un approccio al dettato melodico a mio parere molto riuscito, poiché non scinde gli intervalli dalla tonalità (e quindi dall'accordo di tonica di riferimento). Il dettato proposto da tale app propone dei frammenti melodici piuttosto che dei singoli intervalli: ciò va a potenziare la consapevolezza della "sensazione di casa" data dalla tonica. Nella musica è infatti a mio parere necessario applicare ciò che il metodo belga Ovide Decroly (1871-1932) ha definito METODO GLOBALE (applicato alla letto-scrittura in età infantile): così come nell'apprendimento della letto-scrittura è sbagliato partire dallo studio delle lettere e dalle sillabe ma è necessario partire da piccole frasi per poi isolare le singole parole (e solo dopo scomporle in sillabe e lettere); analogamente, nello studio della musica e del solfeggio è necessario proporre delle piccole frasi melodiche (che facciano bene intendere dove è collocata la tonica), piuttosto che proporre il riconoscimento dei singoli intervalli.


Il processo da seguire sarà quindi:


(BREVI) FRASI -> PAROLE -> SILLABE -> LETTERE


Analogamente, in MUSICA, il processo sarà il seguente:


(BREVI) FRASI -> FRAMMENTI MUSICALI -> SINGOLI INTERVALLI


Se volete approfondire questo concetto pedagogico, vi consiglio la lettura di questo articolo: http://psiche.altervista.org/lapprendimento-della-scrittura-secondo-ovide-decroly-il-metodo-globale/

 

"Informazione non è conoscenza, | conoscenza non è saggezza, | saggezza non è verità, | verità non è bellezza, | bellezza non è amore, | amore non è musica. | La musica è la cosa migliore che esista". — Frank Zappa

Di seguito troverete tantissimi esempi musicali appartenenti a svariati generi musicali per cominciare subito ad esercitarvi. Se in futuro vorrete creare il vostro schema di intervalli - canzoni ci tengo però a darvi un altro paio di consigli:


  1. Scegliete possibilmente brani TETICI o ACEFALI ma non ANACRUSICI. "EH?": si staranno forse domandando alcuni. Tranquilli, è più semplice di quanto sembra. Vi spiego: un brano è TETICO quando la melodia inizia sul "battere", ovvero sul primo movimento della battuta. Alcuni esempi di brani TETICI? Someday My Prince My Come e All of Me. Un brano è ACEFALO quando la melodia non comincia sul "battere" del primo movimento, ma sul "levare", oppure sul secondo o terzo movimento. Alcuni esempi di brani ACEFALI? Oleo e St Thomas. Un brano è ANACRUSICO quando la melodia comincia prima del primo movimento. Alcuni esempi di brani ANACRUSICI? Autumn Leaves e How High The Moon.

 




"Someday My Prince Will Come" e "All of Me": INIZIO TETICO


 




"Oleo" e "St Thomas": INIZIO ACEFALO


 



"Autumn Leaves" e "How High The Moon": INIZIO ANACRUSICO


 

Consiglio di scegliere un brano tetico oppure acefalo perché in tali brani la melodia inizia insieme all'accordo oppure poco dopo, sconsiglio fortemente invece i brani anacrusici poiché in essi le note che precedono l'accordo sottintendono con tutta probabilità altri accordi, anche se non sono scritti (nel caso di Autumn Leaves, le note mi fa# sol della prima battuta sottintendono l'accordo E7alt). Come vedrete, nel corso dell'articolo, noi stesse faremo delle eccezioni, utilizzando come esempi brani anacrusici, soprattutto nel caso di intervalli poco utilizzati. Scegliere dei brani anacrusici come esempio è quindi possibile: in questo caso dovrete però accertarvi di non intonare mai le note dell'anacrusi ma di prendere come riferimento la nota intonata sulla prima battuta del brano (non a caso negli spartiti, la battuta dove è presente l'anacrusi viene indicata come battuta 0, mentre la battuta che segue è la numero 1). Ovviamente dovete anche accertarvi che il primo accordo del brano sia l'accordo di tonica, quello dove il brano alla fine risolverà. Ad esempio: se il brano è in tonalità di Sol Maggiore, l'accordo di tonica sarà Gmaj7.


2. Secondo suggerimento: può sembrare banale, ma scegliete brani la cui prima nota è piuttosto lunga, per non rischiare di confondervi ed intonare magari le note che seguono!


3. Scegliete delle canzoni, ovvero dei brani che abbiano un testo. Questo vi aiuterà a richiamare alla mente più velocemente l'intervallo in questione. Se proprio volete utilizzare un brano strumentale (magari poiché esistono pochi brani che cominciano con un determinato intervallo, per esempio quello di sesta bemolle) magari scrivete voi un testo, almeno per le prime quattro battute.


4. Per memorizzare un determinato intervallo/suono, prendete sempre come riferimento l'incipit del brano.


“Secondo me l’educazione musicale deve basarsi interamente sull’ascolto o, in ogni caso, sulla percezione dei fenomeni musicali: l’orecchio deve abituarsi gradualmente a discernere il rapporto tra le note, tra le tonalità, tra gli accordi e il corpo intero deve iniziare (grazie a esercizi speciali) a percepire le sfumature ritmiche, dinamiche e agogiche della musica.” (Emile Dalcroze)
 

ESEMPI


In questa sezione troverete moltissimi esempi, uno o più per ogni intervallo musicale. Come vedrete alcuni intervalli sono molto "inflazionati" (ad esempio, quello di tonica, quello di quinta, quello di terza), mentre altri sono molto difficili da individuare all'interno delle canzoni. Vi chiediamo quindi di aiutarci segnalandoci qualche altro brano di esempio (soprattutto relativamente agli intervalli meno usuali)! Siamo felici se con i nostri esempi potremo esservi d'aiuto. Altra premessa: nel corso dell'articolo inserirò alcuni link e spartiti musicali (solo le prime 4 battute di alcuni brani citati), ma vi invitiamo a consultare la tabella riassuntiva (gentilmente redatta da Michela) posta alla fine dell'articolo, dove troverete lo spartito delle prime quattro battute di ogni standard jazz menzionato, la parte iniziale del testo, dei link musicali di esempio per ogni intervallo e soprattutto, i brani schematizzati in base all'intervallo posto all'inizio del brano.


Nello studio dell' ear training potete partire dal grado che preferite e che sentite più affine: io generalmente comincio dallo studio delle note dell'accordo (1,3,5 ed in seguito le 7), poiché lavorando con i cantanti ritengo che questo sia un lavoro preliminare all'esecuzione di semplici armonizzazioni. Tuttavia, non sempre seguo questo procedimento: talvolta prendo come riferimento il grado sul quale comincia un determinato brano (che magari stiamo studiando), e ovviamente non è detto che questo cominci dalla tonica, dalla terza oppure dalla quinta. Nel vostro studio individuale vi raccomando però di considerare un concetto fondamentale in pedagogia, ovvero quello di ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE (per approfondimenti: https://www.stateofmind.it/2015/12/zona-di-sviluppo-prossimale/) di Lev Vygotskij: lo psicologo sovietico Vygoskij (1871-1934) teorizzò questo concetto riferendosi in particolare all'età infantile, ma oggi sappiamo che tale teoria è alla base di qualsiasi tipo di apprendimento. In breve, secondo il concetto di Zona di Sviluppo Prossimale il contenuto dell'apprendimento non deve essere né troppo "facile", quindi al di sotto delle nostre possibilità (poiché ciò rischierebbe di annoiarci e di non farci impegnare a sufficienza); né troppo difficile, quindi troppo al di sopra delle nostre possibilità (poichè ciò rischierebbe di ledere la nostra autostima e demotivarci). Applicate questo stesso concetto allo studio dell' ear training: ad esempio, se ancora faticate a riconoscere o a intonare una terza maggiore oppure una quinta giusta, aspettate a studiare la quarta aumentata oppure la tredicesima bemolle; potenziate quindi la vostra consapevolezza delle cosiddette chord notes (ovvero le note dell'accordo), e solo dopo passate allo studio delle tensioni.

 

Tonica (1° grado) su Accordo Maggiore


L'intervallo di tonica sull'accordo maggiore è uno dei più semplici da intonare e quindi uno dei più quotati di sempre: basti pensare che lo spiritual "Oh When The Saints", la folk song "Oh Susanna" e persino la melodia della celebre filastrocca per bambini "Fra Martino" cominciano tutti dal primo grado dell'accordo/ scala (quindi dalla cosidetta tonica o fondamentale dell'accordo).



Rimanendo in tema di canzoni per bambini, tra i brani la cui melodia inizia del primo grado dell'accordo possiamo ricordare che anche la canzone "Do - Re - Mi" tratta dal musical "The Sound Of Music" ("Tutti insieme appassionatamente":) ovviamente in questo caso non dobbiamo considerazione il verse iniziale cantato da Maria ("Se nel primo giorno di scuola..."), ma considerare la sezione in cui si comincia a chiamare le note per nome ("do, se do qualcosa a te...", a minuto 0.53 nel link sottostante). Ritengo che questa canzone sia molto utile da utilizzare soprattutto con i bambini non solo perché inizia dal primo grado ma anche perché permette di imparare il nome delle note e la sequenza di suoni della scala maggiore.



Fra gli standard jazz che iniziano dal primo grado dell'accordo possiamo citare brani celebri come "Ain't Misbehavin'", "All of Me", "I Can't Give You Anything but Love", "Let's Call The Whole Thing Off", "L.O.V.E", "Smoke Get in Your Eyes"; "Taking a Chance on Love" e "These Foolish Things".












 

Tonica (1° grado) su Accordo Minore


Cambiamo ora atmosfera e prendiamo come riferimento l'accordo minore. Anche in questo caso i brani che iniziano sul primo grado dell'accordo sono molti: fra questi si può citare il brano per bambini "Ven fin (vento sottile)": se ascoltate il brano al link sottostante noterete che la prima parola della canzone ("vento") corrisponde proprio alla tonica (in questo caso la tonica è Do e l'accordo di partenza è il Cm).



Fra questi possiamo ricordare il classico del brasiliano Jorge Ben Jor "Mas Que Nada" , ma anche gli standard jazz/pop "Don't Explain" (classico di Billie Holiday), "My Favorite Things" (capolavoro tratto dal musical "The Sound of Music"), "My Funny Valentine", "Softly as in a morning sunrise","This Masquerade" e "Besame Mucho" (per consultare tutti gli spartiti, cliccate sulla tabella alla fine dell'articolo). Ad iniziare sulla tonica su accordo minore è anche il brano "Oye Como Va", scritto da Tito Puente ma portato al successo da Santana.
















Abbandono per un attimo il repertorio jazzistico per addentrarmi nel soul - R&B e citare un altro bellissimo brano, un blues minore di Bill Withers intitolato "Use Me". Come potete sentire dal brano sottostante anche tale brano inizia dalla tonica su accordo minore.



In caso non conosciate i brani citati in precedenza, un altro brano di Bill Withers che potete utilizzare per la vostra pratica è il classico "Ain't No Sunshine". In questo caso vi raccomando però di fare molta attenzione, poiché tale brano comincia anch'esso da una anacrusi: se volete utilizzarlo ricordate che il primo grado corrisponde alla parola "gone" della frase "ain't no sunshine when she's gone".



Notate come lo stesso intervallo (in questo caso, quello di tonica) cambia radicalmente atmosfera e colore in base al background armonico o maggiore o minore? Citando Cole Porter: "But how strange the change from major to minor..."

 

Nona (2° grado) su Accordo Maggiore


Passiamo ora all'intervallo di nona. Anche in questo caso si tratta di un intervallo molto usato nel jazz ma anche nel pop: uno degli esempi musicali che sicuramente tutti conoscerete è il brano "Senza Fine" di Gino Paoli: se ascoltate la canzone al link sottostante noterete che la prima parola del brano ("senza") comincia proprio dal secondo grado, ovvero dalla nona.



Un altro brano popolarissimo che comincia dalla nona (su accordo maggiore) è un super classico della bossa composto all'inizio degli Anni Sessanta da Tom Jobim e Vinicius De Moraes: sto parlando niente di meno che di "Garota de Ipanema (Girl From Ipanema)", la cui melodia come potete vedere anche dallo spartito sottostante inizia dal Sol (nona dell'accordo di tonica, che corrisponde in questo caso al Fmaj7).




Rimanendo in tema di bossa nova, un altro brano meraviglioso che comincia dalla nona è il brano "Fotografia", composto sempre da Tom Jobim.



Come Elena Biagioni (cantante e insegnante nostra lettrice) ci ha inoltre suggerito in seguito alla pubblicazione di questo articolo, anche la meravigliosa ballad di Mingus "Duke Ellington's Sound Of Love" inizia dalla nona su accordo maggiore. In questo caso però - poichè il brano è anacrusico - dovrete considerare solo la parola "young" (corrispondente alla nota Mi bemolle nello spartito sottostante).






Per rimanere in ambito pop internazionale, cito infine un ultimo brano pop che inizia dalla nona su accordo maggiore: "American Boy" degli Estelle. Se guardiamo il lead sheet possiamo infatti constatare che la melodia del brano - in tonalità di Re maggiore - inizia con un Mi, che risolve a battuta 2 su un Re (non consideriamo le prime due note sulle parole "he said", che vengono per lo più parlate (come accade in un brano rap).






 

Nona (2° grado) su Accordo Minore


Veniamo ora ai brani che iniziano dalla nona su accordo minore: fra gli standard jazz da noi individuati possiamo citare "Cry Me A River", "Laura", "Ruby My Dear" e "You Don't Know What Love is". In seguito alla pubblicazione di questo articolo un nostro lettore ci ha ricordato che anche un brano meraviglioso come "What are You Doing The Rest of Your Life?" di Michel Legrand (con testo di Alan e Marylin Bergman) inizia dalla nona su accordo minore: ringraziamo quindi il musicista Fausto Mella per il suggerimento. Essendo però il brano in questione anacrusico, vi raccomandiamo di prendere in considerazione solo la nona (la nota fa diesis nello spartito sottostante), intonata in corrispondenza della parola "rest", e non la porzione di frase precedente.














Ma facciamo per attimo un incursione anche nel repertorio pop, inserendo come esempio il celebre solo di sax del super classico brano "Careless Whisper" di George Micheal. Se lo ascoltate attentamente noterete che il sassofonista inizia proprio dalla nona! Lo so, lo so... vi ho detto di non scegliere brani strumentali!

Beh, per questa volta direi che possiamo fare un'eccezione, poiché questo assolo è talmente celebre che non si può resistere alla sensazione di canticchiarlo! :)

Se ci fosse però qualche temerario studente di ear training che ha voglia di scrivere un testo su questo assolo Michela ed io saremmo ovviamente curiosissime di leggerlo!

, possiaoComunque, se ascoltate il brano noterete che esso è in tonalità di Dm (re minore) e che la nota di partenza è un E (ovvero un mi, la nona di Re).


Infine, possiamo citare un altro brano tratto dal repertorio pop che inizia dalla nona su accordo minore: si tratta della meravigliosa "Amarsi un po'" di Lucio Battisti: se ascoltate con attenzione vi accorgerete che la prima nota del brano (sulla sillaba "a") è proprio la nona (nota su Si su accordo Am).



 

Nona bemolle (b9) su Accordo Maggiore


Si tratta di una nota indubbiamente molto tensiva e che possiamo trovare solo come nota di passaggio, mai come target note: tuttavia un esempio di utilizzo di tale nota possiamo trovarla nel finale del brano "Agua de Marco": è infatti proprio una nona bemolle quella che canta Jobim a minuto 03:24 prima della nota di risoluzione.



 

Terza maggiore (3°maggiore) su Accordo Maggiore


Premetto che i brani che cominciano dalla terza maggiore (su accordo ovviamente maggiore) sono un'infinità: dal classico natalizio "Jingle Bells" al capolavoro dei Queen Bohemian Rapsody (il "Mama" della epica frase "Mama, just killed a man" è proprio una terza maggiore).



Sempre in ambito pop possiamo inoltre citare il classico beatlesiano "Ob-La-Di, Ob-La-Da": specifico che in questo caso prendo come riferimento l'inciso del brano (Ob-la-di, ob-la-da, Life goes on...) poichè si ricorda molto meglio rispetto alla strofa. Specifico inoltre che la melodia dell'inciso non inizia dal terzo grado dell'accordo, quanto dalla fondamentale, andando poi a toccare la terza e la quinta, secondo lo schema sottostante:


O = 1 (tonica)

BLA = 3 (terza maggiore)

DI = 5 (quinta giusta)



Comunemente utilizzo infatti questo brano per memorizzare l'arpeggio maggiore, che contiene appunto una terza maggiore.


Tornando in tema di standard jazz, fra i brani la cui melodia inizia dalla terza maggiore possiamo citare: "All The Way", "Blame it On My Youth", "Bye Bye Blackbird", "Easy Living", "I'll Be Seeing You", "It Never Entered My Mind", "Like someone in love", "Look for the silver lining".


Poiché inizia con un ribattuto sulla nota Mi (terza maggiore dell'accordo Cmaj7) abbiamo pensato che "Bye Bye Blackbird" fosse un esempio particolarmente calzante.



 

Terza minore (3°minore) su Accordo Minore


Fra gli standard jazz e bossa nova che iniziano dalla terza minore abbiamo invece individuato "A Song For You" di Leon Russell, "Agua de beber" (il riff iniziale cantato in scat) e "Chega de Saudade" (quest'ultimi brani sono entrambi di Tom Jobim e Vinicius De Moraes).








Sebbene abbia una piccola anacrusi, possiamo osservare che anche la melodia del brano "Manhã de Carnaval (A Day in A Life of A Fool)" inizia dalla terza minore.




In ambito pop, fra i brani che iniziano dalla terza minore (su accordo minore) possiamo citare "Uptown Funk" di Bruno Mars: infatti la frase iniziale "this hit" è intonata su un fa, terza minore appunto, della tonalità d'impianto (Re minore).



 

Quarta (4) su Accordo Maggiore e Minore


Ho premesso all'inizio di questo articolo che per motivi di tempo non mi sarei addentrata troppo in terreni che non mi competono (in primis teoria e armonia), quindi non lo farò. Vi dico solamente che in musica la quarta sull'accordo maggiore è una avoid note per eccellenza, e che è quindi considerata fortemente dissonante: per questo motivo non abbiamo individuato brani maggiori che cominciano con la quarta. Tuttavia la quarta è molto presente nella musica religiosa, per cui potremmo ricordare meglio questa sonorità e questo intervallo se lo associamo alla musica che tradizionalmente ascoltiamo in chiesa (almeno nella maggior parte di quelle europee).


Se proprio volessimo inserire un esempio musicale in ambito jazzistico potremmo però utilizzare il brano "All The Way": sebbene tale brano inizi in realtà della terza maggiore, nella prima battuta è presente anche la quarta come nota di passaggio. Cantare con la giusta dose di consapevolezza questo brano potrebbe quindi esservi utile a memorizzare la netta differenza di sonorità fra la terza maggiore e la quarta.




Diverso è il discorso per l'accordo minore: in questo caso la quarta corrisponde all'undicesima (11), naturale estensione dell'accordo minore, la quale conferisce all'accordo una sonorità nettamente moderna e "sospesa". Anche se non sono tanti i brani jazz che iniziano con la quarta su accordo minore, ne abbiamo comunque individuati due: "Fever" (che inizia proprio dall'undicesima, anche se tale nota dura solo un ottavo) e "In a Sentimental Mood". In quest'ultimo caso abbiamo fatto una eccezione alle nostre regole: poiché i brani con primo accordo minore che iniziano dalla quarta sono pochi, abbiamo scelto questo brano anacrusico di Ellington, imponendoci però di non considerare (e soprattutto di non intonare!) le note dell'anacrusi (ovvero quelle della battuta precedente al Em e alla nota La, nello spartito sottostante). In ambito pop fra i brani che iniziano dalla quarta su accordo minore possiamo ricordare il brano "Quando" di Pino Daniele: anche in questo caso ricordate però che si tratta di un brano anacrusico e che la quarta corrisponde al primo "quando" del testo.





 

Quarta aumentata (4#) su Accordo Maggiore


Essendo la quarta aumentata un suono estremamente caratteristico e riconoscibile, potete stare sicuri che una volta memorizzato il "sapore" di questo intervallo non lo dimenticherete mai! Fra gli esempi più celebri di utilizzo di quarta aumentata possiamo ricordare senza dubbio la sigla dei Simpsons (in questo caso il brano inizia proprio con un salto di quarta aumentata sulle parole "The Simpsons"). é doveroso però ricordare anche il capolavoro di Leonard Berstein "Maria", tratto dal musical West Side Story. "Maria" rappresenta anch'essa una bellissima eccezione alla nostra regola: il brano in questione non comincia infatti dall'intervallo di quarta aumentata; esso si presenta bensì al culmine dell'enfasi del brano, per la precisione compare l'undicesima volta in cui viene pronunciato il nome Maria, sulla sillaba “ri”.


Qui sotto vi allego il link al quale potete ascoltare la versione originale di "Maria" e una analisi del brano fatta dalla mia allieva (e co-autrice di questo articolo) Michela Kramer Rodoni, che ci spiega poiché questo intervallo è così pregnante ed enfatico (anche se non compare all'inizio della canzone).



Michela Kramer Rodoni ©

Michela Kramer Rodoni ©

Nella musica classica la quarta aumentata veniva definita diabolus in musica e "intervallo del diavolo", ma nella musica moderna tale sonorità è stata per fortuna definitivamente sdoganata, tanto da essere utilizzata molto nel jazz e non solo. La quarta aumentata è la nota caratteristica del modo lidio (quarto modo della scala maggiore), una scala che differisce dalla scala maggiore proprio per la presenza della quarta aumentata al posto della quarta giusta (in Do: C D E F# G A B C). Un frammento di brano che secondo me permette di memorizzare alla perfezione il "colore" della scala lidia è il brano "Upa Neguinho" di Edu Lobo, cavallo di battaglia dell'immensa Elis Regina.





Un altro brano a mio parere utile per memorizzare la sonorità del modo lidio è "Come è profondo il Mare" dell'immenso Lucio Dalla: in questo caso però la linea melodica non va a toccare l'undicesima aumentata (caratteristica del modo lidio), ma è possibile percepire l'uso di tale estensione dell'accordo nell'armonia della strofa.



 

Quinta diminuita (b5) su Accordo Minore (semidiminuito)


La sonorità della quinta diminuita è molto particolare: come i musicisti sapranno in realtà l'accordo che si configura inserendo in un accordo minore la quinta bemolle al posto della quinta giusta è l'accordo semidiminuito (simbolo: m7b5 o -7b5), il quale differisce dal minore per la presenza della quinta bemolle o diminuita (b5).

Facciamo ora un esempio pratico per capire meglio la differenza fra questi due accordi.


ESEMPIO: accordo minore (quatriade) di Gm7

G= 1 Bb= 3b D=5 F = 7b


ESEMPIO: accordo semidiminuito (quatriade) di Gm7b5

G= 1 Bb= 3b Db=5 F = 7b


Michela ed io abbiamo però individuato un brano in cui l'impianto tonale è minore (e in cui il primo accordo è quindi minore e non semidiminuito) in cui si utilizza la quinta diminuita come semplice "effetto drammatico": come potete vedere dallo spartito sottostante, nella canzone "Angel Eyes" la melodia comincia infatti dalla tonica dell'accordo minore (La), per poi spostarsi sulla quinta (Mi) e infine sulla quinta bemolle (Mib) . Quindi, anche se tale brano non inizia dalla quinta bemolle abbiamo pensato che questo esempio potesse essere utile per memorizzare la differenza di sonorità fra la triade minore (che in questo caso corrisponde a La Do Mi) e la triade semidiminuita (La Do Eb).




 

Quinta giusta (5) su accordo Maggiore

Essendo la quinta giusta una nota costitutiva della triade maggiore, i brani che iniziano dalla quinta sono ovviamente tantissimi in ogni genere musicale: fra gli evergreen che iniziano dalla quinta ricordiamo per esempio il classico natalizio "Silent Night" (Astro del Cielo).


Prendendo invece in esame gli standard jazz, notiamo che i brani la cui melodia comincia dalla quinta sono moltissimi. Michela ed io abbiamo individuato i seguenti: "Day Dream", " I Concentrate on You", " I Get Along without you very well", " I Got Rhythm", "I Won't Dance" "Moon River, "My One and Only Love", "Out of Nowhere", "Since I Fell For You", "Someday my Prince Will Come"; "The Way You Look Tonight", "When I Fall in Love", "You Go To My Head" .


Fra questi, "Moon River, "Someday My Prince Will Come" e "The Way You Look Tonight" sono a nostro parere esempi particolarmente efficaci poiché cominciano da note lunghe un' intera battuta.







Anche "You Go To My Head" e "Day Dream" ci sono parsi ottimi esempi: entrambi i brani intonano infatti la quinta dell'accordo di tonica sia all'ottava bassa sia all'ottava alta.






 

Quinta giusta (5) su accordo minore

Anche se - come avrete notato - gli esempi su minore sono sempre più difficili da reperire (poiché sono pochi brani composti in tonalità minore), la quinta è un incipit molto utilizzato anche in tonalità minore. Fra i brani che cominciano dalla quinta su minore possiamo ricordare ad esempio "Caruso" dell'immortale Lucio Dalla (sia la strofa sia l'indimenticabile inciso "Te vojo bene assai..." cominciano infatti dalla quinta su accordo minore).


Un altro brano italiano che comincia la sua melodia dalla quinta (su accordo minore) è il brano " Vecchio Frac" di Domenico Modugno. Attenzione però: qui la melodia si sposta velocemente dalla quinta (che corrisponde alla parola "è" della frase "è giunta mezzanotte") alla terza minore, sulla quale è intonata la parola "giunta".


In ambito più pop- soul un brano conosciutissimo la cui melodia inizia dalla quinta è invece "Sunny" di Bobby Hebb.



Fra gli standard jazz che iniziano dalla quinta in tonalità minore abbiamo invece individuato: "Round Midnight", "Estate", "How insensitive","Stolen Moments" e "Spain".















 

Sesta bemolle (b6) su accordo minore


Un altro esempio interessante da citare è a nostro parere "So in Love" di Cole Porter: la melodia di tale brano comincia infatti da una quinta su accordo minore (Bbm nello spartito sottostante), ma nelle prime battute presenta un' alternanza continua fra quinta (5) e sesta bemolle (b6). Poiché non abbiamo reperito altri brani minori la cui melodia inizia dalla b6 (infatti tale suono è fortemente tensivo) abbiamo ritenuto utile servirci di tale brano per memorizzare, oltre alla quinta, anche la sonorità della sesta bemolle su accordo minore.





 

Al link sottostante potete scaricare una tabella riassuntiva (ancora in aggiornamento) creata da Michela. Nella tabella troverete una lista di standard jazz (e affini) ordinati in ordine alfabetico e schematizzati in base alla loro nota di partenza.


Tabella Ear Training Funzionale
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Per non rischiare di appesantire troppo questa pagina web, l'articolo continua in una nuova pagina: seguiteci nella seconda parte per continuare ad esplorare il meraviglioso mondo dell' Ear training! Cogliamo l'occasione per ringraziarvi di cuore per l'interesse mostrato e l'attenta lettura.


Serena Berneschi (con il prezioso aiuto di Michela Kramer Rodoni)

 

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